Monday, March 24, 2008
si, sono vecchio di scafo

Nuraghe and Sky
fotocredit
Nei tuoi fianchi materni grazia di passo
di cerva giovane all’abbeverata
nel sorriso ciottoli di stelle profumati
di mandorli in germoglio
negli occhi di lupa che allatta
pace chiara
o negro fuoco di baccante in danza sacra
se la pupilla si allarga di passione.
Come posso non amarti?
Si, sono vecchio di scafo, ho passato burrasche,
sbattuto su scogli e memorie
ma vele nuove l’onda
infida spesso sommerge
e non per una pesca d’alba
ti chiedo compagnia
ma fino all’imbrunire e per cantare.
Sergio Atzeni, Due colori esistono al mondo Il verde e' il secondo;Il Maestrale, Nuoro, 1997
tartito da ---gallizio
al tempo ondivago del burchiello memorante
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Sunday, March 23, 2008
clandestini a cielo aperto

la notte [comando io]
nella clandestinita' non c'e' piu' casa,
difficile incontrare anche solo voci.
...
eppur la casa e' abitata, da ciechi
che toccan tutto alla rinfusa, per toccare,
guastare, far del loro guasto generale guasto:
decathlon di seta.
tartito da ---gallizio
al tempo immemore di dormiveglia
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Labels: clandestini, decathlondiseta, demente, dormiveglia, ichnusa
Friday, March 21, 2008
artefici, respiriamo

e non c'era nessun posto dove andare
(proprio nessun posto)
«Il respiro, il soffio, e’ una considerevole potenza impercettibile. Non e’ quasi nulla, eppure e’ capace di cambiare dei mondi: “dal moto di un soffio dipende tutto cio’ che sulla terra gli uomini hanno pensato, voluto e fatto, e cio’ che faranno di umano”, scriveva Herder. “La parola solleva piu’ terra di quanto non faccia un seppellitore”, scriveva per parte sua Rene Char. Ed e’ questo un modo di pensare il respiro come un rischio poetico da cui dipende il destino stesso della verita’: ad aprire troppo l’aperto non si produce piu’ altro che muta vacuita’: a condensare troppo la forma si produce solo una massa. (…) Dire poeticamente? Lavorare il linguaggio perche’ esso perda il fiato e, da questgo sfinimento, esali il suo stesso limite, il suo limite non ancora massificato, fuggevolmente condensato e mostrato: un’immagine».
Georges Didi-Huberman, Gesti d’aria e di pietra – Corpo, parola, soffio, immagine
Sospesi al grande soffio della vita
«Come mulinelli di polvere sollevati dal vento che passa, gli esseri viventi girano su se stessi, sospesi al grande soffio della vita. Essi sono dunque relativamente stabili, anzi imitano cosi’ bene l’immobilita’ che noi li trattiamo come cose anziche’ come progressi, dimenticando che la permanenza stessa della loro forma non e’ altro che il tracciato di un movimento. Talvolta, pero’, si materializza davanti ai nostri occhi, come una fuggevole apparizione, il soffio invisibile che li porta. Abbiamo questa improvvisa illuminazione davanti a certe forme dell’amore materno [che] ci fa vedere come ogni generazione si inclina verso quella che la seguira’. Ci suggerisce che l’essere vivente e’ soprattutto un luogo di passaggio, e che l’essenziale della vita sta nel movimento che la trasmette»
henry bergson, l’evoluzione creatrice
tartito da ---gallizio
al tempo del viso soffiato
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Thursday, March 20, 2008
la possibilité d'une île, encore

hic-et-nusa
encore
wherever I look you are islands
tartito da ---gallizio
al tempo tondo della possibilita'
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fuggire, al contrario

bosa
piu' bosa
«il grande errore sarebbe quello di credere che una linea di fuga consista nel fuggire la vita; la fuga nell'immaginario o nell'arte. Ma fuggire al contrario significa produrre del reale, creare vita, trovare un'arma»
gilles deleuze-claire parnet, conversazioni
tartito da ---gallizio
all'epoca ritratta senza mettersi in bosa
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Labels: deleuze, exodus, mariopischedda, sardegna
Tutto

pero' [non devi dire cosi']
(non dirlo proprio)
Tutto cio' che e' grande e' nella tempesta
tartito da ---gallizio
al tempo del maestrale che impazza e spazza
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a due a due

duopolio
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E' l'estasi violenta che scuoterà la tomba,
quando il sudario allenterà la stretta
e creature vestite di miracolo
saliranno a due a due.emily dickinson
tarted by ---gallizio
thanksgiving pixel for the mix-hell
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Wednesday, March 19, 2008
pero' ricordati questo

perfer, obdura [sara']
rage harder
(...) Però
ricorda questo: si insorge
contro una condizione demente, sempre
si insorge.
goto: ten litte indyans
tartito da ---gallizio
nell'epoca belligerante/nevidemente clamans
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Tuesday, March 18, 2008
con i tuoi occhi

mario pischedda, Georgia O' Keeffe, Torso (1918-1919)
(even keeffer)
verra' giorno
che gli uomini si guarderanno l'un l'altro
fraternamente
con i tuoi occhi, amor mio,
si guarderanno con i tuoi occhi[NH once again]
tartito da ---mario pischedda
al tempo in cui tutto si alza in volo
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tutti i pericoli hanno fine

per scoprire
Ora, liberi, per capriccio del caso, dal male comune
che abbatte i nostri fratelli, facciamo mostra
di eroismo assai fasullo per celare lo sgomento desto
di fronte a questo putiferio che nessun uomo sa sedare:
i miti e i superbi cadono entrambi; la nuda violenza
atterra tutte le mura; il privato e' smembrato,
saccheggiato davanti a tutti. Lasciamo la nostra
solitaria fortuna, adesso, spinti dal vincolo del sangue,
a tener fede a un tacito patto; forse la premura
e' impotente qui, e' un di piu', e tuttavia dobbiamo fare
il gesto, chinarci a sorreggere la testa dell'uomo prostrato.
E cosi' navighiamo verso citta', vie e case
di altri uomini, dove le statue celebrano
eroismo compiuti in pace, in guerra, tutti i pericoli
hanno fine, appaiono rive verdi, riprendiamo i nostri nomi,
i bagagli, e i moli arrestano la nostra breve epopea; nessun debito
sopravvive all'arrivo; e c'incamminiamo sulla passerella tra sconosciuti
silvia plath, traversata della manica
tartito da ---gallizio
al tempo traversado dell'epopea in maniche di camicia
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Monday, March 17, 2008
verso una economia emozionale

All Soul's Night
i mercanti contano in cielo
le monete piccole d'oro
tartito da ---gallizio
al tempo lanciamonete di choc
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Sunday, March 16, 2008
io ho le mani e non posso pensare

le mani
E' l'alba. S'illumina il mondo
come l'acqua che lascia cadere sul fondo
le sue impurita'. E sei tu, all'improvviso
tu, mio amore, nel chiarore infinito
di fronte a me.
Giorno d'inverno, senza macchia, trasparente
come vetro. Addentare la polpa candida e sana
d'un frutto. Amarti, mia rosa, somiglia
all'aspirare l'aria in un bosco di pini.
Chi sa, forse non ci ameremmo tanto
se le nostre anime non si vedessero da lontano
non saremmo così vicini, chi sa,
se la sorte non ci avesse divisi.
E' così, mio usignolo, tra te e me
c'e' solo una differenza di grado:
tu hai le ali e non puoi volare
io ho le mani e non posso pensare.
Finito, dira' un giorno madre Natura
finito di ridere e di piangere
e sara' ancora la vita immensa
che non vede non parla non pensa.
nazim hikmet, rubai
tartito da ---gallizio
al tempo dell'acqua che scivola tra le dita
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Thursday, March 13, 2008
La possibilité d'une île

dormire e sognare
deeper sleeping, tougher dreaming
tarted by ---gallizio
in the far reaching ever windy era
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Sunday, March 09, 2008
des inconnus

mi sono...
(anche di piu')
je suivais des inconnus dans la rue. Pour le plaisir de les suivre et non parce qu'ils m'interessaient. Je les photographiais à leur insu, notais leurs déplacements, puis finelment les perdais de vue et les oublias
sophie calle, filatures parisiennes
tartito da ---gallizio
al tempo delle sconosciute che si conoscono a memoria
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Thursday, March 06, 2008
Qualcosa che potesse sfuggire ed insieme celebrare l'assurdo

noi
(tighter memento)
Mi piaceva disegnare cavalli, non fosse altro per il cognome: Fantin.
Non c'era infatti altro motivo: non avevo mai avuto alcuna esperienza con i cavalli, non avevo mai montato, non ero stato all'ippodromo. Forse era a causa degli indiani e dei cowboys che, a quel tempo, occupavano la maggior parte dell'immaginario di noi bambini. E si sa, dove c'e' un indiano o un cowboy c'e' un cavallo. Ma allora perche' non disegnare Toro Seduto o il generale Custer? lo invece disegnavo cavalli: bianchi pezzati di nero o viceversa, imbizzarriti o tranquilli mentre brucano; cavalli in corsa con la criniera al vento e le narici spalancate. A chi pero' mi domandava che cosa volessi fare da grande non rispondevo il pittore ma il macellaio. Infatti, oltre ai cavalli l'altra mia grande passione era la carne, non tanto il mangiarla, anche se mi piacevano le braciole ai ferri, quanto il vederla tagliare. Ricordo il macellaio poggiare sopra il banco di marmo rosa, pezzi di carne rossa: la lama del coltello separava la fetta dal resto; senza fatica il macellaio, con un gesto misurato, preparava delle belle fette da incartare. Ricordo che guardavo dal basso, a mala pena arrivavo con la testa al bancone ed era un incanto.

non opporsi al vago
(opporsi ancora meno)
Il terzo elemento determinante della mia infanzia fu uno splendido iris selvatico. Seguivo mio padre Claudio su un sentiero di montagna, quando mi mostro', a lato del sentiero, un iris viola. Stavo per raccoglierlo (era il fiore piu' bello che avessi mai visto) ma mio padre disse: "Lascialo, lascia che stia dov'e', il suo posto e' la montagna". Poche ore dopo mio padre precipitava e scompariva tra la nebbia mentre io, disperato, vagavo nella condensa, tra nuvole basse. Il giorno seguente, quando mi dissero che era morto, provai un senso di impotenza e di ingiustizia, visto che lui aveva lasciato l'iris alla montagna ma la montagna non aveva fatto altrettanto con lui. Avevo nove anni ed ho conosciuto la morte ed assieme ad essa l'assurdo. Nell'istante in cui mio padre scompariva, capii che lo stato delle cose puo' cambiare improvvisamente senza ragione, senza un perche'. Ebbi subito chiara la precarieta' di ogni nostro progetto, l'assoluta volubilita' di qualsiasi vicenda.
Erano questi i presupposti che mi avrebbero diretto verso l'arte, verso cioe' qualcosa che ai miei occhi di allora, non sembrava avere un legame funzionale con la realta'? Qualcosa che potesse sfuggire ed insieme celebrare l'assurdo, la mancanza, l'assenza di uno scopo, di un fine. Tutto cio' io ora so ma non a quel tempo, ne' tanto meno lo immaginavano i miei famigliari. Ed io crebbi inconsapevole della mia indole o del mio nuovo stato acquisito (...)
tartito da ---gallizio
al tempo del fior di loto flambe'
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Wednesday, March 05, 2008
c'e' parola, c'e' che c'e' tutto nuovo, ogni volta

bellezze d'esilio
piu' esiliato
io scrivo sempre
curva, con
quel raccoglimento
da pioggia fuori
affratellata dai miei fogli sui ginocchi
a tutti quelli di prima e di poi
che da altre sponde
sui fogli si sono chinati.
siamo stati chiamati
mi ha detto una volta qualcuno
dal zufolare lento delle cose
da quel comporsi dell'aria
dal farsi giardino degli occhi.
ma si e' tanto soli, ho pensato
mentre il lume
mi costruiva l'ombra in silenzio
e intorno tutto moriva
si riduceva a ciarpame.
volevo solo ridestarmi
ed essere altro, un qualcosa
di immediato da cogliere
in un solo sguardo
senza feritorie all'altro mondo.
ma non e' vero, sai?
io qui resisto, noi tutti
resistiamo, un cordone di
poveri ciechi, quasi buffi a vedersi
in questo umido di acqua ai fianchi
che e' la terra, una trincea
dove unico bagliore
e' l'argento della catenatura.
ma c'e' luce, c'e' aria, c'e' l'umido
delle bocche, c'e' piangere bene,
c'è bambino, c'e' parola, c'e'
che c'e' tutto nuovo, ogni volta.
azzurra d'agostino
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tartito da ---gallizio
al tempo chino sui ginocchi in fiore
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Monday, March 03, 2008
forse ti riesce ancora d'evitare

alba di fuoco a milano
credit
Onniveggente, rammenti questa pallida
e trepidante immagine, che non ha pari
tra le immagini della tua volonta' ?
Non hai paura di questa citta' silente,
che ti sta addosso come una foglia morta,
e vuole insorgere al tuo segno d'ira?
Oh, afferra i raggi dei giorni,
affinche' a questa fine non s'approssimino veloci -
forse ti riesce ancora d'evitare
il grande silenzio, che entrambi abbiamo visto.
Forse puoi ancora scegliere uno di noi,
che strappi a quest'orribile rinascita
il senso, l'anima e la brama.
r m rilke
tartito da ---gallizio
al tempo che sfiora le palpebre in uscita
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