Friday, March 21, 2008
artefici, respiriamo

e non c'era nessun posto dove andare
(proprio nessun posto)
«Il respiro, il soffio, e’ una considerevole potenza impercettibile. Non e’ quasi nulla, eppure e’ capace di cambiare dei mondi: “dal moto di un soffio dipende tutto cio’ che sulla terra gli uomini hanno pensato, voluto e fatto, e cio’ che faranno di umano”, scriveva Herder. “La parola solleva piu’ terra di quanto non faccia un seppellitore”, scriveva per parte sua Rene Char. Ed e’ questo un modo di pensare il respiro come un rischio poetico da cui dipende il destino stesso della verita’: ad aprire troppo l’aperto non si produce piu’ altro che muta vacuita’: a condensare troppo la forma si produce solo una massa. (…) Dire poeticamente? Lavorare il linguaggio perche’ esso perda il fiato e, da questgo sfinimento, esali il suo stesso limite, il suo limite non ancora massificato, fuggevolmente condensato e mostrato: un’immagine».
Georges Didi-Huberman, Gesti d’aria e di pietra – Corpo, parola, soffio, immagine
Sospesi al grande soffio della vita
«Come mulinelli di polvere sollevati dal vento che passa, gli esseri viventi girano su se stessi, sospesi al grande soffio della vita. Essi sono dunque relativamente stabili, anzi imitano cosi’ bene l’immobilita’ che noi li trattiamo come cose anziche’ come progressi, dimenticando che la permanenza stessa della loro forma non e’ altro che il tracciato di un movimento. Talvolta, pero’, si materializza davanti ai nostri occhi, come una fuggevole apparizione, il soffio invisibile che li porta. Abbiamo questa improvvisa illuminazione davanti a certe forme dell’amore materno [che] ci fa vedere come ogni generazione si inclina verso quella che la seguira’. Ci suggerisce che l’essere vivente e’ soprattutto un luogo di passaggio, e che l’essenziale della vita sta nel movimento che la trasmette»
henry bergson, l’evoluzione creatrice
tartito da ---gallizio
al tempo del viso soffiato
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