Sunday, June 17, 2007
se muovero' guerra in estate

Locke sank into a swoon
Non sapevo nulla della vita. Antonio Setzu racconto' la storia e quel che seppi era troppo, era pesante, immaginarlo e pensarlo mi metteva paura dell'uomo, del mondo e della morte. Dimenticai per trentaquattro anni. Ora ricordo, parola per parola.
Nella lingua fra i fiumi. Cento e cento case di canne, paglia e fango. L'alta zicura di limo e tronchi al limite del'acqua, trecentotrentatre' scalini per arrivare all'altare dove pulsava il cuore del capro, leggevamo la parola, interrogavamo il cielo e pronunciavamo oracoli.
Nulla e' tanto ordinato e perfetto quanto immotivato e misterioso come il cielo e la volta stellata che studiavamo ogni notte immersi in calcoli sulle distanze, le orbite, i cicli.
(...)
Di un re e' stato dimenticato il nome, le domande non sono state dimenticate.
«Se muovero' guerra nella stagione del risveglio ai barbari di settentrione, vincero' o perdero' la vita?»
Un sacerdote rispose: «In primavera a giorni il sole splende, a giorni piove».
«Se muovero' guerra in estate, vincero' o moriro'?»
«Ogni volta che il re guida gli uomini alla guerra per tornare carico di preda, rischia la vita. Rischia in misura maggiore il re imbelle che manda all'assalto i guerrieri e guarda dall'alto di un colle».
«Chi puo' impedirmi di spaccarti il cuore per sentire se sa darmi risposta certa?»
«Nessuno puo' impedirtelo».
«A che serve un uomo che non si arma per difendere la vita?»
«Nessuno puo' decifrare il disegno».
«A che servono le tue parole?»
«Se combatterai difendendo la vita, il tuo braccio sara' forte, l'anima del lupo ti abitera'. Se pensando d'essere vincitore non baderai alle spalle, i tuoi figli forse ricorderanno il tuo nome e forse ti vendicheranno». Era difficile sbagliare. Ognuno era pagato e pagava per la qualita' dell'oracolo.
Il disegno e il moto delle stelle parola del creatore ignoto, decifrarla massima sapienza. Solo strumento il numero. Il numero, sacro.
Ogni notte qualcuno leggeva la parola del creatore, all'alba comunicava i nomi delle sillabe luminose e le distanze all'assemblea che in coro ripeteva sillabe e misure. Cantando danzavamo.
segio atzeni, passavamo sulla terra leggeri
tartito da ---gallizio
al tempo sacro dell'eccepinsovrannumero
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