Friday, September 09, 2005
prendersi carico delle immagini / 2

marco vaglieri, Taking care of the images, 1995 [Motorcycle, photographic print on forex, travel book]
Se Gomringer dice mirabilmente che «Il poema visivo e' una costellazione nello spazio», si deve tornare alle arti alessandrine, alla poesia-immagine del Barocco, agli ideogrammi e ai geroglifici certo, ma anche alle lettere ornate musulmane, al calligrafismo medievale miniato di un Isidoro da Siviglia. E' un tragitto che si snocciola dai poemi figurati latini medioevali, dal De Laudibus Sanctae Crucis di Rabano ai carmi di Porfirio Ottaziano e di Venanzio Fortunato, fino a Luca Pacioli, ad Albrecht Dürer, a Giordano Bruno e Athanasius Kircher.
Guardando un cratilo di Teocrito, come quello che raffigura la siringa, il flauto del poeta apollineo, si ha davanti una genealogia che tocca i calligrammes d'Apollinaire; raccogliendo le idee dagli assunti barocchi a rappresentare tipograficamente nomi e oggetti con colori e con la disposizione grafica sulla pagina, si ha già di fronte il Coup de dés di Mallarme.

Il cratilo alessandrino di Teocrito che ‘dipinge’ sulla pagina la siringa
Acrostici, mesostici, telestici, calligrammi sono accolti trionfalmente nella modernità delle avanguardie attraverso la preziosa mediazione barocca. Esperimenti come quelli di Guido Casoni che dispone i versi al fine di far balenare in immagini gli atti della Passione di Cristo o i triangoli tipografici di Torquato Accetto ne La dissimulazione onesta, che letti verticalmente negano in modo radicale il concetto espresso orizzontalmente (chiara la poetica della finzione nicodemista sottostante), sono doni ineguagliabili per un Kurt Schwitters, un Augusto de Campos.
Piangi
Adora
Bacia
e ta-
ci
Il chiodo della croce e' raffigurato in questo triangolo tipografico da Guido Casoni, poeta italiano del ’600.
Con Duchamp e la sua unica opera cinematografica Anémic Cinéma, si inaugura per contro una stagione di lavorio sulla visione e sulla lettera. Con il cinema astratto o visionario americano ed europeo si sbircia una nuova qualita' dell’immagine: che non e' piu' immagine e non e' testo, non e' ancora una definizione ma appena un’in-definizione.
Non e' solo questione di sinestesie, di ‘politesti in risonanza’ che echeggiano tra i varî assi dei sensi, di augenmusik o di intermedia, di labirinti… e' questione che certa pittura, certa poesia e certo cinema si provano oltre la soglia del dire e del concetto. Certa poesia si prova oltre la soglia della parola. C’e' a tal proposito una matematica dell’arte che soccorre e ad un tempo ghettizza al di la' di ogni ciarlataneria. E' se vogliamo la pittura totalmente intellettuale di Piero della Francesca in un quadro come Flagellazione di Gesu', ‘digerito’ da una matematica delle linee. Questa idea dell’arte condanna e assolve alla solitudine.
La solitudine del cinema astratto come della poesia visiva o concreta. Il vedere da ciechi come i grandi monocoli del cinema: Lang, Ford, Ray… il vedere forse oltre la piccola e la grande forma, come le cataloga Deleuze: ASA’ e SAS’…
La traiettoria dell’avanguardia somiglia ad una gag macchinico-dadaista di Keaton, una traiettoria-gag o una passeggiata-delirio di Nerval. Eppure qualcosa ritorna al mittente e qualche segno rimane ad incantare occhî e timpani. Qualcosa sta immobile a misurare l’idiozia del presente, come una natura morta in quegli spazi sabbiosi-erbosi di Ozu-Kitano-Cezanne…
I borborigmi della lingua funzionano solo se si e' Bach - Bach ascoltato al rovescio ha lo stesso suono: e' unico -, o se si è Kubelka o Franz Mon.
Linee che sono steli allora, con sinfonie, con temi, con la linea delle intonazioni, graffita a punti, trasformata invece in curvatura: tutto un versante musicale che ci consola e ci conforta meglio delle sudate trame e di una narrazione-destino che non ci e' data da perseverare: questa e' la sorte dell’avanguardia.
sadomarta, il suono il segno l'immagine
tartito da ---gallizio
all'epoca dell'immagine motorizzata
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