Monday, September 12, 2005
imbozzolati nell'aura

mario pischedda, machina amniotica
La struttura del pensiero di Steiner e’ un misto di Goethe, mistica cristiana e teosofia, con quel pizzico di Nietzsche che, al tempo suo, non poteva mancare nell’intellettuale d’avanguardia. A Blavatsky morta, con le ovvie lotte intestine all’orizzonte, diventa segretario generale e capo spirituale della Societa’ Teosofica tedesca, ma, dopo qualche anno, nel 1913, cede ai venti scissionistici e, in Svizzera, in nome di una «antroposofia», fonda una chiesa tutta sua dotata di tempio che, non a sproposito, chiamera’ «Goetheaneum».
Cio’ che era stato sciaguratamente seminato, con Steiner, cresce rigoglioso.
Basta un’occhiata alla sua Teosofia – pubblicata nel 1904 – per rendersene conto.
Certi processi nello spazio sarebbero da noi percepiti come fenomeni luminosi soltanto perche’ avremmo un «occhio ben costruito». Ma chi ha la fortuna di avere «sensi spirituali aperti» vede molto piu’ in la’: lo stesso pensiero umano gli apparirebbe, per esempio, «quale fenomeno di colore spiritualmente percepibile», un colore che corrisponderebbe al «carattere del pensiero». Segue un primo prontuario: «i pensieri che scaturiscono dalla vita dei sensi attraversano il mondo animico in sfumature di rosso», un «pensiero per mezzo del quale chi pensa ascende a una conoscenza piu’ alta» e’ invece di «un bel giallo chiaro» e un «pensiero che emana da un devoto amore» irradia di «uno splendido rosso-roseo».
Tutti questi colori e altri avvolgerebbero l’«uomo fisico», come in «una nube di forma press’a poco ovoidale», e costituirebbero la sua «aura». Diverse sono le persone, diverse le aure, ma Steiner sa venirci incontro calcolandoci una «media», che, per la «totalita’» dell’uomo, si aggirerebbe sul doppio per l’altezza e per il quadruplo per la larghezza. Se noi abbiamo difficolta’ a vederla, quest’aura, e’ perche’ non siamo ancora ascesi al livello di «veggente». Per costui, il prontuario e’ piu’ ricco e, guarda caso, soddisfa le categorie psicologiche in auge all’epoca: a uomini «molto intelligenti, ma tutti dediti al soddisfacimento dei loro istinti animali» spetta un’aura con molto verde, ai «non-intelligenti» correnti bruno-rossastre o «addirittura rosso cupo sanguigno», ai devoti i toni azzurri, alle «nature ricche d’inventiva» in genere le tonalita’ chiare, all’inventivo che «mira al soddisfacimento delle sue passioni sensuali» spettano le «sfumature di un rosso-azzurro-cupo», all’inventivo «dimentico di se’, al servizio di un interesse oggettivo», invece, spettano i «toni rossoazzurro-chiaro» e alla vita spirituale tutta nobilta’ d’animo e dedizione il rosso-roseo o il violetto.
Nell’aura si manifesterebbero anche gli umori passeggeri: dell’ira violenta il veggente si accorge perche’ scorge le «onde rosse», dell’onore offeso e del ribollimento rancoroso relativo perche’ scorge «nuvole verde cupo», della paura scorge «strisce ondulate di color azzurro con luccichio azzurro-rossastro» – dall’alto in basso nell’aura – e dello stato d’ansia scorge «strisce rosso-azzurre» – aperte a raggiera nell’aura, dall’interno all’esterno.
Perfino la distrazione verrebbe segnalata da «macchie azzurrine, di forma variabile, trascoloranti in verde». Tutto questo e altro ancora di simile lo vede il veggente normale. Quello giunto allo stadio dello «sviluppo superiore», quello che sa usare i tre organi di cui dispone e che sa dirigere l’attenzione con la corretta alternanza, sa distinguere, invece, tre specie di colori – gli opachi e smorti, quelli «tutta luce» e quelli irradianti e scintillanti –, che, in pratica, costituiscono tre aure reciprocamente compenetrantesi dove si esprime «corpo», «anima» e «spirito» con una sorta di ricapitolazione delle incarnazioni precedenti.
Il prontuario per questo veggente di ordine superiore e’ articolato per aure. (…)
Un esempio di modesta applicazione della teoria puo’ essere considerata la visita di Steiner a Nietzsche: «L’uomo ormai avvolto nel buio era disteso su un divano. La fronte superba rivelava l’artista e il pensatore… i suoi occhi non ricevevano da quanto lo circondava un riflesso capace di raggiungere l’anima… Ebbi allora una visione: l’anima di Nietzsche si librava al di sopra della sua fronte, senza limiti e gia’ irradiata di luce spirituale». Citata da Alvi in un breve e benevolissimo (e manchevolissimo) schizzo della vita di Steiner. Cfr. G. Alvi, Vite fuori del mondo, Mondadori, Milano 2001, pp. 75-78.
(…)
Goethe, in chiusura della sua Teoria dei colori, si era dimostrato profetico spendendo pochissimo. Dopo aver fatto balenare i principi di un prontuario proprio – «se si costituisce il porpora a simbolo della maestà», dice, «non vi e’ dubbio che si è trovata l’espressione esatta» –, preferisce «non esporsi al sospetto di andar fantasticando, tanto piu’ che, se la nostra teoria dei colori incontrerà un qualche favore, non mancheranno certo, com’e’ nello spirito della nostra epoca, applicazioni e interpretazioni allegoriche, mistiche e simboliche».
felice accame, metafore della complementarieta'
tartito da ---gallizio
all'epoca demiurgica post-machinicauratica in technicolor
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