Wednesday, September 21, 2005
che la cosa conti

Ovvio che nella società dello spettacolo la parte movimentista, cioè la più senziente (salvo qualche frangia, ahimé talebana) possa sopperire, con l'immaginazione, la creatività e l'intelligenza all'oscuramento mediatico (TV Repubblica e Corriere in primis, obliteranti e spesso, ancor peggio, distorcenti).
La prendiamo da lontano per dire che chi sta decretando il successo meritatissimo di VIVA ZAPATERO della Guzzanti dovrebbe rendersi conto che andare a votare per la candidata movimentista è un piacere, oltre che un dovere.
Un dovere per rispondere alla mediocrissima parte che la miserabile opposizione al folle cavaliere ha fatto per cinque anni, concorrendo di fatto a farci finire nella merda nella quale siamo.
E un piacere, perchè, quasi per caso, possiamo far sapere che le buffonate partitiche di divisione delle torte (Rutellian-Vatican-Fassinian-Mastellian -quantaltrian) sono solo contorcimenti di zombies.
Detto altrimenti, che il movimento, nella sua accezione di rigiunto dell'orribile politica politicata e del milione di padroni del politico-economico-mediatico sembra avanzare e portare a qualcosa. Vedremo cosa.
Per favore, distinguaiamo (come diceva Vaneigem) tra i nuovi_ e_vecchi capetti (che so? da Agnoletto a Bertinotti) e chi vuole fare dal basso il bene comune, e in basso rimanere.
E' questa la discriminante tra movimentisti e becchini del movimento.
6Omila crocette sulla movimentista, a Roma, sarebbero poche, e 1OO mila, molte?
E chi non capisce quanto la cosa conti, nella società dello spettacolo, non si lamenti, quando è al suo ennesimo lavoro precario, di essere precario a vita.
E poi, quando il movimento è forte, chieda il reddito di cittadinanza, invece di quelle pietose cose che chiede il neopacifista Bertinotto, e il suo povero esperto di economia, di nome Gianni.
Per buttare giù il castello di carte di una economia idiota, folle, che ci strangola c'è solo il reddito di cittadinanza a tutti, perchè tutti noi facciamo l'economia, e la ricchezza che c'è.
Non solo è un concetto semplice, è anche possibile, come andiamo dicendo con i nostri libri da cinque anni almeno.
angelo quattrocchi
tartito da ---gallizio
all'epoca dei quattro occhi sul senza volto
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