Friday, February 18, 2005
Evanae Litterae

«Affascinante e scontroso, generoso e un po’ mattoide,
di curiosità onnivora e di entusiasmi adolescenti,
ma come velati da una malinconia, dalla memoria
di una ferita originaria.
Ha una cadenza veneta musicalissima e il vispo
occhio parlante, inventa bugie meravigliose,
piene di fantasia (perdipiù contagiose),
appare spesso indiscreto e amorevolmente invadente,
prova attrazione (giocosamente erotica
e quasi da “entomologo”) verso le “lolite”,
e soprattutto è un pessimista che ama la vita
in un modo spossante, vorace.
Un personaggio attraverso cui si racconta inoltre
un pezzo di storia culturale italiana. Soffermandosi
sulla sua opera scopriamo infatti che si passa
da un realismo “favoloso” (insolito in tempi
di neorealismo impegnato) ad uno crudele e ironico
e poi ancora grottesco-satirico e infine
dopo una esperienza di febbrile giornalismo
in giro per il mondo, a riferire di guerre e paesi lontani
(spinto dalla percezione di una insufficienza della letteratura)
approda a un ispirato catalogo di sentimenti primari».
«La differenza tra la narrativa dell’Ottocento e quella del Novecento
è che la prima è costruita come un’architettura
e la seconda è modulata come una partitura musicale”
(e forse in questo secolo la letteratura
si presenta come video, prima di sparire)».
Filippo La Porta
recensisce sul Foglio
Raffaele La Capria,
Caro Goffredo. Dedicato a Goffredo Parise
tartito da ---gallizio
nell'era della sillabazione degli uomini spontanei